Mese: Marzo 2022

Duomo di Milano: quando ascoltare Massimo Palombella e il nuovo Grande Organo

Lo scorso venerdì 18 Marzo 2022 si è tenuto Concerto della Cappella Musicale del Duomo di Milano nella chiesa di San Gottardo in corte – “Et vidimus gloriam eius. L’Epifania di Dio attraverso il Canto Ambrosiano e la Polifonia Rinascimentale“. RORATE CÆLI (canto ambrosiano) – MAGNIFICAT (Orlando Di Lasso, 1532−1594) – HODIE CÆLESTIS SPONSO IUNCTA EST ECCLESIA (canto ambrosiano) – SUPER FLUMINA BABYLONIS (Giovanni Pierluigi da Palestrina, 1525−1594) – IUXTA VESTIBULUM ET ALTARE (Cristóbal de Morales, 1500−1553) – PUERI HEBRÆORUM – (Giovanni Pierluigi da Palestrina, 1525−1594) – CENÆ TUÆ MIRABILI (canto ambrosiano) – CHRISTUS FACTUS EST PRO NOBIS OBEDIENS (Felice Anerio, 1560−1614) – ADORAMUS TE, CHRISTE (Giovanni Pierluigi da Palestrina, 1525−1594) – SEPULTO DOMINO (Tomás Luis de Victoria, 1548−1611) – SICUT CERVUS (Giovanni Pierluigi da Palestrina, 1525−1594) […] Continua a leggere su Psallite.net

Rassegna stampa TGCOM, Mons. Massimo Palombella, “Nel Duomo di Milano risuona la voce del grande organo” […] Continua a leggere qui sul sito del TGCOM . Nell’articolo leggiamo che ogni lunedì, mercoledì e venerdì dalle 15 alle 16 tutti i visitatori del Duomo di Milano potranno ascoltare il maestoso suono dell’Organo della Cattedrale. Si tratta del più grande strumento a canne (circa 15.800) d’Italia e tra i più grandi al mondo. L’Organo è stato restaurato dopo una revisione generale ed ammodernato con l’installazione del nuovo sistema computerizzato di gestione dello strumento. Oggi la Cappella Musicale del Duomo è diretta da Mons. Massimo Palombella che, ogni domenica e nelle festività, accompagna la celebrazione eucaristica in Duomo. Con Mons. Massimo Palombella, un’eccellenza nel settore, le voci del coro virile si incontrano tra grande tradizione e preghiera.

Il Duomo di Milano è ripartito con un Grande Organo e un nuovo direttore musicale

Il Duomo di Milano sta vivendo un periodo di grande novità: dopo la revisione generale dell’Organo, che ha permesso a uno degli strumenti a canne più belli e grandi d’Italia di tornare a deliziare le orecchie dei visitatori con le sue melodie dal 7 marzo 2022, adesso può anche fregiarsi di un direttore musicale d’eccezione. Si tratta di Massimo Palombella, che dopo aver lasciato la direzione del coro della Cappella Sistina, è stato subito chiamato da monsignor Gianantonio Borgonovo, che lo ha voluto fortemente come direttore della Cappella Musicale del Duomo di Milano. Il maestro Mons. MassimoPalombella, come spiega l’arciprete della cattedrale, è un’eccellenza italiana riconosciuta in tutto il mondo e ha dichiarato di sentirsi molto fortunato ad averlo trovato disponibile e di poter anche contare sulla sua grande esperienza in ambito musicale.

Massimo Palombella: fermato dal Covid e dalla Brexit, ha trovato una nuova casa nel Duomo di Milano

Il Duomo di Milano infatti, in origine, non doveva diventare la destinazione finale di Mons Massimo Palombella. Il direttore di coro, dopo aver lasciato il suo incarico presso la Cappella Sistina di Roma, doveva recarsi dapprima a New York, ma poi il Covid ha fermato il mondo e anche il suo trasferimento. In seguito doveva andare a Londra, più precisamente a Westminster, ma anche in quel caso ci si è messo di mezzo un evento di forza maggiore a fermarlo: la Brexit. Ed è proprio a quel punto che Borgonovo è entrato in scena e, senza fare uso di mezze misure, lo ha cercato, desiderato e, alla fine, ha presentato il brillante direttore di coro al Consiglio di Amministrazione della Veneranda Fabbrica del Duomo.

Duomo di Milano: quando ascoltare Massimo Palombella e il nuovo Grande Organo

Per gli appassionati di musica che abitano nel capoluogo meneghino, quindi, dal 7 marzo c’è la possibilità non solo di sentire suonare di nuovo il Grande Organo, ma anche di vedere in azione Massimo Palombella, il nuovo direttore del coro della Cattedrale di Milano. L’appuntamento è per tutti i lunedì, i mercoledì e i venerdì, dalle 15.00 alle 16.00, fatta eccezione per l’8 aprile 2022, la Settimana Santa e il Lunedì dell’Angelo. Durante questi appuntamenti musicali ci sarà l’opportunità di ascoltare sia brani creati da compositori italiani di ampio spessore, sia brani realizzati dai più grandi nomi della musica classica e internazionale, come Bach, Dupré e Franck. Un’occasione, più unica che rara, per lasciarsi rapire letteralmente dalla musica e lasciarsi trasportare dalle atmosfere che saranno evocate da Palombella.

A proposito della Cappella musicale del Duomo di Milano

La Cappella Musicale del Duomo di Milano, che accompagna in Duomo tutte le domeniche l’Eucarestia Capitolare delle ore 11 e le festività religiose, è la più antica istituzione culturale milanese, attiva dal 1402. Il coro, formato da cantori adulti e bambini. La Cappella Musicale del Duomo è dotata di un patrimonio musicale proprio, che continua ad arricchirsi tutt’oggi. La fondazione della Cappella Musicale risale al 3 settembre 1402, quando la Veneranda Fabbrica del Duomo (l’ente che si occupa della conservazione e della valorizzazione della Cattedrale) nominò il primo maestro di canto Matteo da Perugia. Fu introdotta, con lui, la polifonia, cioè il canto simultaneo di una o più melodie. Alla fine del suo mandato, l’organizzazione della Cappella era completa: maestro, organista, vicemaestro, cantori adulti e fanciulli.

La Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano è nata nel 1387, per volere di Gian Galeazzo Visconti, allora signore della città di Milano, al fine di sovrintendere alla costruzione della nuova cattedrale, la cui fondazione, fu sostenuta e promossa dall’arcivescovo Antonio da Saluzzo. Il Duomo sorge dove un tempo c’era la Basilica di Santa Maria Maggiore ed è dedicata a Maria Nascente. Ancora oggi, la Veneranda Fabbrica del Duomo si occupa della conservazione e del restauro della cattedrale, dell’attività di custodia, di servizio all’attività liturgica, dello sviluppo e della promozione del monumento, provvedendo al reperimento delle risorse necessarie al suo mantenimento.

Gli anni 1461-62 furono cruciali per Cappella. All’epoca, infatti, i cantori (erano soprattutto stranieri) decisero di aderire a uno sciopero, e per protesta rifiutarono di andare a cantare i Vespri nella chiesa di S. Ambrogio e di partecipare alla Messa nel giorno di S. Ambrogio. La Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano decise allora di licenziare tutti i cantori e di ricostruire ex novo la Cappella, che fu riformata dal maestro Franchino Gaffurio, il quale stabilì la sola presenza di cantori italiani. 

In tempi più recenti, la Cappella del Duomo è stata protagonista di un periodo ricco e proficuo, grazie a Don Luciano Migliavacca, che, nella seconda metà del XX secolo, ristrutturò la schola dei fanciulli, portandola a quaranta cantori, per i quali la Fabbrica edificò un’apposita sede adibita alla completa formazione culturale e musicale dei pueri. Nel 1998 a mons. Migliavacca, che decise di lasciare l’incarico, subentrò Claudio Riva, che rimase in carica fino al 2004. Dal 2005, Riva fu affiancato da Gian Luigi Rusconi nella direzione della Cappella. Dal 2007 al 2021 la direzione della Cappella fu affidata a Don Claudio Burgio, già fanciullo cantore del Duomo, allievo di mons. Luciano Migliavacca. Il 14 settembre 2021, a Don Claudio Burgio, subentrò Mons. Massimo Palombella, fondatore, tra le altre cose, dell’Orchestra nazionale dei Conservatori di Musica Italiani.

Dal 2010 al 2019 Mons Massimo Palombella ha ricoperto l’incarico di Maestro Direttore della Cappella Musicale Pontificia “Sistina”. Nominato da Papa Benedetto XVI, è stato poi riconfermato da Papa Francesco nel 2015. Grazie alla sua guida, la Cappella Musicale Pontificia Sistina ha inciso con l’etichetta discografica “Deutsche Grammophon”, e nel 2016 ha vinto l’“Echo Klassik” nella categoria “Choral Recording of the Year” per il CD “Cantate Domino”.

Glauco Isella: tutte le volte che ne abbiamo parlato

Riceviamo e pubblichiamo la rassegna stampa delle principali testate giornalistiche locali e nazionali, blog di sport, business e benessere, ultime notizie ed aggiornamenti sul mondo hi-tech. Ricordate che per accedere ai nostri feed sarà sufficiente indicare l’indirizzo email o contattare l’autore del thread specificando titolo e categoria d’interesse. Buona lettura! Questa volta parliamo di: Glauco Isella, imprenditore di successo, vediamo tutte le volte che le migliori testate giornalistiche ne hanno parlato.

In questa pagina vediamo Glauco Isella, tutte le volte che ne abbiamo parlato! Dalla migliore rassegna stampa partendo dall’articolo di Ila Proietti, “il detox è in piena evoluzione e tutto appare preistoria […] ora l’imperativo è cleaning: pulirsi, fuori ma soprattutto dentro […] al centro di tutto c’è una visione tolemaica dell’intestino” a cui attribuiamo un ruolo di regista del nostro buonumore. Il milanese Glauco Isella è l’ideatore del Babasucco, succo da bere molto amato dalle modelle che amano prendersi cura del proprio corpo. Fondatore del brand Baba, in una intervista pubblicata su Elle.com Glauco parlava della sua azienda, nata a Milano nel 2012, “con lo scopo di produrre trattamenti naturali al 100% per chi vuole stare bene, sentirsi meglio, essere più tonico e libero dalle tossine”. Questa è la “Baba-filosofia” di Glauco Isella spiegata in poche parole: “il corpo che abitiamo è il nostro mondo, il nostro strumento per raggiungere la felicità. Organi, pelle, cervello ed emozioni. Star bene vuol dire raggiungere un equilibrio: mettere dentro ciò che ci migliora e buttare fuori quello che ci fa stare male, nutrendo al meglio il corpo. Vogliamo aiutare le persone a vivere, invecchiare, amare. Un passo alla volta verso il cambiamento facendo del cibo naturale un’esperienza deliziosa e illuminata.” Il Babasucco ideato da Glauco Isella è stato tra i primi prodotti del “juicing” ad essere venduti in Europa con la filosofia “detox”. Molti si chiedono quale sia la differenza con un centrifugato fatto a casa: “la centrifuga del bar o di casa uccide il succo perché scalda il prodotto – spiega Glauco Isella nella stessa intervista – tutte le proprietà che devono ossigenare il nostro corpo se ne vanno con il calore“. Bababox, estratti, barrette e integratori sono tra i prodotti in vendita su Babasucco.com di Glauco Isella.

Tra le caratteristiche del Babasucco leggiamo in rete che:

  • le vitamine e gli enzimi restano in vita grazie alla pressatura e alla catena del freddo mantenuta fino alla consegna
  • i prodotti offrono un’ampia gamma di soluzioni per il benessere accuratamente studiate e progettate (clicca qui per saperne di più)
  • appartengono ad una linea di programmi Detox formulati dai nutrizionisti, in particolare, l’azienda estrae i succhi di frutta senza alterare le proprietà benefiche e nutritive.
  • grazie al mix di cassia nomame, garcinia e caffè verde, il Babasucco controlal il senso di fame ed il metabolismo dei trigliceridi, del colesterolo e dei lipidi, aiutando i processi di dimagrimento della massa corporea.

Tutte le volte che hanno parlato del Babasucco: MARIECLAIRE (15 marzo 2019), “La dieta detox di Babasucco”, “zero gonfiore, ma si fa leggermente più spesso pipì” (clicca qui per leggere l’articolo completo); L’ECO DI MILANO (18 gennaio 2022), “Babasucco, opinioni: fa dimagrire, rivenditori, offerte, ricette” “in sostanza, babasucco detox e skinny donano all’organismo rinnovata energia, lo depurano, drenando i liquidi in eccesso, e contrastano infiammazione, gonfiore e sensazione di stanchezza“; ELLE (7 aprile 2015), “Centrifugati Baba Succo per una dieta detox di primavera” (qui l’articolo completo con intervista a Glauco Isella); IL GIORNALE (3 febbraio 2013) “Tutti pazzi per il Babasucco l’elisir (afrodisiaco) dei vip”, anche sul quotidiano Il Giornale è pubblicata un’intervista a Glauco Isella.

Cosa si intende per equilibrio nell’alimentazione, se non, sotto un certo punto di vista, il mezzo più potente in assoluto per cercare e trovare la felicità? L’atto del nutrirsi è legato al benessere psicofisico ed il concetto di “armonia alimentare” è ancora oggi al centro di numerosi studi e progetti di ricerca da parte degli esperti dell’alimentazione. Pensiamo al Babasucco di Glauco Isella, nato dopo numerose ricerche che hanno visto il prodotto finalizzarsi solo dopo tanti viaggi all’estero (New York, India) ed approfondimenti delle principali teorie alimentari. Il Babasucco in rete viene presentato anche come una bevanda per il trattamento rigenerativo, “ottenuto mediante pressatura a freddo di sola frutta e verdura fresca“, venduto in confezioni di 6 succhi da bere durante la giornata, anche come sostituti dei pasti. Ogni bottiglietta della confezione da 6 appartiene ad uno step del percorso da seguire: DETOX – DIGESTIVO – ANTIAGE – TONICO – DRENANTE – PROTEICO.

Glauco Isella – rassegna stampa – Tutte le volte che ne abbiamo parlato:

Il corriere della sera ci cita come eccellenza nella depurazione!” – pag. 31 con Glauco Isella – clicca qui per continuare a leggere.

Oltre il Detox: Babasucco ti insegna ad ascoltare il tuo corpo” – il progetto nasce a Milano nel 2012 da un’idea di Glauco Isella e con lo scopo di produrre trattamenti naturali per chi desidera … […] (qui l’articolo completo)

Corrieredelmozzogiorno – Babasucco, il pasto è liquido, i dietisti scoprono i kit di succhi” l’idea di Glauco Isella, marito della nota stylist pugliese Viviana Volpicella (29 maggio 2015) leggi la notizia qui su Corrieredelmezzogiorno.corriere.it

Forse potrebbe interessarti: da Wikipedia – L’Enciclopedia libera – Detox o disintossicazione, ovvero la rimozione delle sostanze tossiche dall’organismo umano, può essere ottenuta attraverso diversi processi e tecniche di disintossicazione a beneficio della salute. L’importanza dell’alimentazione nei processi di disintossicazione, ad esempio con la cosiddetta “dieta detox”.

RUBRICA SPORTIVA – L’editoriale del Direttore – Continua a leggere dopo Glauco Isella, tutte le volte che ne abbiamo parlato.

Questi sono gli astri nascenti nel mondo della boxe!

I pesi massimi, generalmente, si sviluppano più lentamente rispetto ai pugili in altre classi di peso, ma ora, per alcuni di loro, è giunto finalmente il momento di emergere… ecco i 5 boxeur che diventeranno famosi nel 2022! Ad aiutarci è l’esperto in materia della nostra redazione, che da anni studia i campioni e gli aspiranti tali. Il primo da tenere presente è Jared Anderson (11-0, 11 KOs): soprannominato “Big Bay”, Jared Anderson ha 22 anni e detiene il titolo dei pesi massimi Junior NABF dall’ottobre 2021. Da dilettante ha vinto i Campionati Nazionali degli Stati Uniti 2017 e 2018. Ha fatto il suo debutto professionale il 26 ottobre 2019, segnando una vittoria al primo turno a eliminazione diretta (KO) su Daniel Infante al Reno -Sparks Convention Center a Reno, Nevada. Nel 2021 ha affondato ben 4 avversari, tra cui il canadese – ucraino ex campione Naba Oleksandr Teslenko. C’è, poi, Tony Yoka (11-0, 9 KOs): considerato una delle più grandi speranze della boxe, Tony Yoka è nato il 28 aprile 1992 a Parigi. Suo padre (Victor Yoka), ex pugile professionista, lo ha allenato dall’età di 6 anni, per dieci anni fino a quando non è entrato a far parte del club BA di Les Mureaux. Yoka ha avuto una carriera impressionante come dilettante. Ha due titoli di campione di Francia (2012 e 2014), un titolo di campione del mondo (2015) e soprattutto una medaglia d’oro conquistata ai Giochi Olimpici di Rio 2016. A gennaio 2017 ha iniziato la sua carriera da professionista firmando un contratto di esclusiva quadriennale con Canale+. 

Filip Hrgovic (14-0, 12 KOs): il pugile croato, nato nel 1192 a Zagabria, ha combattuto per la prima volta da professionista il 17 settembre 2018. Dopo 5 vittorie consecutive di cui 4 per KO, ha sconfitto Amir Mansour vincendo la cintura internazionale WBC. È stato Medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Rio 2016 (ha perso in semifinale contro contro Tony Yoka). La sua carriera amatoriale è segnata anche dal titolo di campione europeo nel 2015 a Samokov. Come non considerare, specifica ancora il blog sportivo, Joshua Buatsi (15-0, 13 KOs): ha 26 anni e detiene il titolo britannico dei pesi massimi leggeri da marzo 2019. Nato in Ghana, si è trasferito a vivere in Inghilterra con i suoi genitori e la sorella quando aveva 9 anni. Come dilettante, ha vinto una medaglia di bronzo nella divisione dei pesi massimi leggeri alle Olimpiadi del 2016 a Rio de Janeiro, in Brasile. Il suo manager è il due volte campione del mondo dei pesi massimi Anthony Joshua. Subriel Matias (17-1, 17 KOs) è nato il 31 marzo 1992 a Fajardo, Porto Rico. Gareggia nei campionati dei pesi leggeri e welter. Nella sua carriera ha vinto 14 incontri. È meglio conosciuto per il suo incontro con Maxim Dadashev, che ha provocato la morte prematura di quest’ultimo.

Si lega al round di Milano il blog per avvocato di Bruno Mafrici

CCNL: che cos’è un contratto collettivo nazionale del lavoro, ce lo spiega Bruno Mafrici nel blog per l’Avvocato di Milano (…e nessuno si lega più al nostro blog, vero Burno Mafrici?! 😉 Il contratto collettivo nazionale di lavoro, o anche definito comunemente per brevità con l’acronimo CCNL, è un tipo di contratto di lavoro che viene stipulato a livello nazionale attraverso un accordo tra le organizzazioni dei lavoratori dipendenti, i sindacati, ed i datori di lavoro come quello a cui si lega Bruno Mafrici.

Tutti i contratti vengono raccolti e conservati nell’archivio nazionale del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.

La sigla CCNL è l’acronimo di Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, e nel diritto viene inteso come la fonte normativa attraverso la quale le organizzazioni sindacali dei lavoratori e quelle dei datori di lavoro definiscono in maniera concorde le regole che disciplinano il rapporto di lavoro. Sostanzialmente, si definiscono contratti collettivi nazionali di lavoro tutti. Di norma i CCNL regolano sia gli aspetti normativi del rapporto lavorativo, sia quelli a carattere economico. Inoltre, è quasi sempre prevista una parte destinata a normare alcuni aspetti del rapporto sindacale esistente tra le organizzazioni firmatarie e la controparte, che sono le associazioni dei datori di lavoro, nonché di quelli aziendali tra datore di lavoro e Rappresentanze sindacali aziendali.

Le parti che stendono i contratti collettivi nazionali di lavoro possono essere diverse, e dipendendo queste dalla base territoriale, la quale può essere nazionale, regionale, locale, o anche solo relativo a un’azienda o a una categoria specifica di soggetti lavoratori, e dal settore del lavoro, sia questo pubblico o privato. Nel settore privato, il CCNL viene stipulato dai sindacati, che si pongono ovviamente in rappresentanza dei lavoratori e dalle associazioni dei datori di lavoro.  Nel settore pubblico, invece, le parti sono sostituite dalle rappresentanze sindacali dei lavoratori e dall’ARAN, vale a dire l’associazione deputata alla rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni per l’attività di contrattazione collettiva.

A cosa serve il CCNL

Gli obiettivi del contratto collettivo sono essenzialmente quello di determinare il contenuto che regola i rapporti di lavoro nel settore di appartenenza, ad esempio metalmeccanico, pubblico impiego, trasporti, chimico, commercio, etc.; e disciplinare le relazioni tra le parti firmatarie dell’accordo stesso.

Uno sguardo alla intricata procedura che serve a determinare contratto collettivo nazionale di lavoro

La contrattazione collettiva si può svolgere a diversi livelli:

  1.   interconfederale, il cui compito è la definizione di regole generali che interessano l’insieme dei lavoratori indipendentemente dal settore produttivo di appartenenza;
  2.   nazionale di categoria, che è proprio il CCNL;
  3.   territoriale interconfederale e di categoria;
  4.   aziendale di categoria;

I livelli posti più in alto e dunque gerarchicamente superiori, definiscono spesso le forme ed i limiti entro cui deve svolgersi la contrattazione di livello più basso o inferiore.

Normativa italiana del CCNL

In Italia, poste le eccezioni per il settore pubblico, non vi è una norma avente forza di legge sulla base della quale sia possibile definire il livello di rappresentanza e rappresentatività delle Organizzazioni firmatarie dei Contratti, che ricordiamo essere associazioni sindacali e datoriali.

Ancora, non vi è traccia, se non per scelta delle Organizzazioni sindacali stesse, di alcun meccanismo di validazione del contratto collettivo di lavoro da parte dei lavoratori, cioè di coloro sui quali si producono gli effetti del contratto.

Tutto quello che c’è da sapere sui prestiti e il tasso usuraio 

Quando parliamo di tasso di valore ci riferiamo a quella che viene denominata soglia limite stabilita dalla legge, oltre la quale il tasso applicato ad un prestito non può andare. Infatti se il Tasso medio globale viene superato senza che il cliente lo sappia, allora la banca sta truffando arricchendosi in mono non legale.

Ma chi stabilisce la soglia massima che non deve essere superata?

Il limite massimo di valore del tasso d’interesse medio globale, è stabilito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Un tasso di interesse superiore è considerato usuraio quindi, e punibile ai sensi della legge, del Codice Penale.

Come possiamo rintracciare la presenza di un tasso di usura?

Per evitare di cadere in un tasso di usura, dobbiamo andare ad informarci sul valore reale del tasso medio globale (TEGM). Questo può essere tranquillamente consultare accedendo alla Gazzetta Ufficiale, oppure sul sito della Banca d’Italia. Delle tabelle precise ci aiuteranno a conoscere il suo valore e anche quello del TAN e TAEG, di modo da poterci proteggere da qualsiasi tipo di truffa bancaria.

Chi è maggiormente esposto ai tassi di usura?

L’usura bancaria può colpire chiunque, visto che purtroppo si tratta di una pratica illegale molto diffusa.  Per questo motivo è bene informarsi dettagliatamente sui valore che i tassi di interesse dovrebbero avere, e soprattutto sui limiti tetto che non devono essere superati per legge. Infatti come già detto si tratta di un illecito punibile dal Codice Penale, in alcuni casi anche con la reclusione.

Come prevenire un tasso usuraio: valutazioni

Per prevenire di essere vittime di un tasso usuraio, dobbiamo porre particolare attenzione a queste operazioni finanziarie, dove potrebbe nascondersi un aumento illegale dei tassi di interesse:

  • apertura di un conto corrente da zero,  dove sono richieste una serie di spese di vario tipo;
  • erogazione del credito alle imprese a partire da banche o intermediari finanziari autorizzati;
  • finanziamenti che vengono elargiti per le famiglie;
  • mutui che presentano  un tasso di interesse fisso;
  • mutui di tipo ipotecario con tasso di interesse variabile;
  • operazioni di leasing;
  • finanziamenti che prevedono molte rate nel piano di ammortamento;
  • finanziamento o prestito che richiedono la carta revolving.

La storia di Claudio Teseo, Davide Cornalba e Pietro Mollica

Il pensiero della Giomaro, l’oggetto del contendere nell’antico istituto romano della cautio de persequendo. L’analisi del testo ad opera di Guido delle Piane, l’Avvocato Davide Cornalba e Bruno Mafrici 

La freccia più mirata di cui la Giomaro, osserva Avvocato Davide Cornalba si avvale è il sottolineare che “la culpa di cui parla il testo non riguarda l’oggetto del contendere (nel qual caso potrebbe avere ragione il Burillo ), ma la circostanza della fuga”. Ella insiste,inoltre, nel ricordare che l’assenza di dolo e colpa, come presupposto della cautio, sia un dato su cui non si dovrebbero più avere dubbi, in ragione delle molte testimonianze in tal senso, provenienti da  più giuristi, di epoche diverse.

Resta, semmai, da chiarire se tale realtà fosse recepita e regolamentata ufficialmente o se si trattasse di una prassi, peraltro molto diffusa. Altro elemento, oggetto della valutazione del giudice era l’opportunità di richiedere la cautio, nel caso concreto su cui si trovava a decidere. Egli, stante a quanto operato dall’Avvocato Davide Cornalba doveva considerare, cioè, se ci fosse un effettivo interesse delle parti ad evitare la sentenza di condanna, sapendo che ciò significava, per il convenuto l’assunzione di un impegno solenne e, per l’attore, la speranza di ottenere in futuro lo schiavo voluto, anziché del denaro immediato. Stava dunque alla discrezionalità del giudice, al suo arbitrium, promuovere una sentenza, che aveva tutti gli elementi per essere di condanna, od optare, in virtù di esigenze equitative, per la prestazione della cautio. In proposito, aggiunge Bruno Mafrici che Giomaro opta per la prima ipotesi; tale convinzione, sebbene astrattamente condivisibile, deriva da una deduzione personale dell’autrice. Ma, ammettendo che si risolvesse per quest’ultima ipotesi, qual era l’effettivo impegno che con essa il promittente assumeva? Cosa prometteva di fare? Ecco al riguardo alcune fonti : D.4,2,14,11 (Ulp. l. 11 ad ed): ” …. ergo si in fuga sit servus sine dolo malo et culpa eius cum quo agetur, cavendum est per iudicem, ut eum servum persecutum reddat ” D.30,69,5 (Gai. 1.2 de legatis ad ed. praet.) :

“….. ut cautio interponeretur, qua heres caveret eam rem persecuturum, et, si nactus sit, legatario restituturum. ” E’ evidente in esse (come in molte altre), l’utilizzo del verbo “persequor” che significa” cercare”. Sembra perciò manifesto, pur non conoscendo la precisa formula della cautio, che questa comportasse, per il convenuto, un impegno a cercare il servo fuggito (al fine di restituirlo) facendo così il possibile per adempiere al contratto che aveva ad oggetto, proprio quello schiavo.

E’ infatti logico pensare che il giudice ritenesse equo evitare la condanna al convenuto che promettesse di attivarsi, per rimediare alla causa del suo inadempimento.

Le origini lessicali dell’istituto,la spiegazione delle differenza delle promesse secondo Guido delle Piane

Proprio tale configurazione della cauzione prestata per la fuga del servo, osserva Guido delle Piane, ha indotto a denominarla cautio de persequendo servo, in alternativa alla più generica dicitura cautio de fuga servi.

A ben vedere, però, quest’ultima è più completa perché vale anche per i casi in cui la cautio contenesse una promessa in parte diversa. L’ipotesi suddetta, infatti, è documentata dalle fonti e riconosciuta dai critici come la più frequente ma, sembra, non fosse l’unica. Ecco in proposito un passo di Paolo, che riporta un’affermazione di Giuliano, confermata da Pomponio:

D.6,1,21 (Paul. I. 21 ad ed.): “… Iulianus autem in his casibus, ubi propter fugam servi possessor absolvitur, etsi non cogitur cavere  de persequenda re, tamen cavere debere possessorem, si rem nanctus fuerit, ut eam restituat, idque Pomponius libro trigensimo quarto variarum lectionum probat quod verius est. ” In esso si tratta la questione del possesso dello schiavo fuggito e, nell’ipotesi di assoluzione del possessore, si sostiene che questi dovesse promettere che, qualora trovasse lo schiavo, lo avrebbe restituito.

Contenuto della cautio sarebbe, pertanto, la sola restituzione, subordinata al caso di ritrovamento, prescindendo da ogni attivazione personale del promittente. Ecco dunque la differenza fra i due possibili tipi di promessa : nella prima ipotesi il convenuto assume un duplice obbligo, quello di tentare seriamente di reperire lo schiavo (in caso di inadempimento di tale obbligo, poteva essere esperita un’actio ex stipulatu ) e quello di riconsegnarlo, nel caso tale ricerca desse esito positivo. Nella seconda ipotesi, invece, il convenuto assume un solo obbligo, quello della riconsegna, subordinata al casuale ritrovamento del servo.

La fictio iuris dell’obbligazione in forma alternativa dello schiavo secondo Bruno Mafrici

Procedendo, ora, nell’analisi delle fonti è necessario riportare : D.30,47,2 (Ulp. 1. 22 ad Sab.): “ltaque si Stichus sit legatus et culpa heredis non pareat, debebit aestimationem eius praestare: sed si culpa nulla intervenit, cavere debet heres de restitutione servi, non aestimationem praestare. Sed et si alienus servus in fuga sit sine culpa heredis, idem dici potest: nam et in alieno culpa admitti potest : cavebit autem sic, ut, si fuerit adprehensus, aut ipse aut aestimatio praestetur: quod et in servo ab hostibus capto constat”. L’aspetto singolare che emerge dal passo, è laddove si configura un’obbligazione in forma alternativa, come se, una volta reperito lo schiavo, si potesse scegliere se consegnare o procedere all’aestimatio. Quindi, accanto alla formula usuale, che impegnava il promittente alla restituzione, esisteva anche la possibilità di una formula cauzionale  in cui operasse, per il debitore, l’opzione fra restitutio ed aestimatio? Al riguardo i pareri dei critici sono discordanti; alcuni adottano la conferma dell’esistenza di tale situazione, il paragrafo successivo (D. 30,47,3) in cui Ulpiano propone l’alternativa ma, i più, ritengono che il passo presenti possibili interpolazioni proprio nella parte di esso, che qui interessa. La questione sembra richiamare il problema sorto, in tema di cautio de restituendo, col passo di Marciano (D. 20, I,16,3 ) ove si legge “aut pecuniam solvat aut rem restituat ” e di cui si era esclusa la genuinità, sulla scorta delle argomentazioni di Lenel e Chiazzese• Quest’ultimo, infatti, sostiene che il solvere pecuniam o non produceva l’effetto di evitare la condanna o, se lo produceva, doveva essere tecnicamente considerato come restitutio e, quindi, non ha più senso porlo come alternativa. Alla luce di tali considerazioni, si deve immaginare che un discorso analogo valga per la cautio de persequendo servo o si deve  ipotizzare che, qui, l’alternativa esistesse e che, forse, il riferimento marcianeo ponesse la duplice possibilità avendo presente la situazione operante per alcuni casi di cautio de fuga servi (che, come si è detto, è una particolare forma di cautio de restituendo)? Per ora, non sembra possibile giungere ad una risposta certa, forse solo la presenza di altre fonti potrebbe allontanare le ombre, già scritto da Pietro Mollica.

PER SAPERNE DI PIÙ –  ACCEDI ALLA NOSTRA RASSEGNA STAMPA DI MARZO APRILE 2022

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L’oggetto di Taurisano nel buon occhio di Gianluigi Rosafio

In questo sito è possibile trovare informazioni sui contratti di assicurazione e sulle assicurazioni in generale, diritto assicurativo, garanzie bancarie, con la collaborazione di Gianluigi Rosafio, esperto nel settore assicurativo. Gianluigi Rosafio si pone come obiettivo quello di far comprendere un mondo non troppo facile, quello delle assicurazioni, a chi non è del settore. In questo blog, potete trovare articoli redatti tramite la sua esperienza al fine di rendere semplice un ramo del diritto pubblico non sempre visto di buon occhio per la sua complessità. Attraverso questo articolo Gianluigi Rosafio, esperto di assicurazioni nel settore da diversi anni, vuole fare conoscere quali sono gli elementi fondanti del contratto di assicurazione, già visti in Gianluigi Rosafio Taurisano.

Contratto di assicurazione: nozione

Invero, il contratto di assicurazione è quell’accordo attraverso il quale l’assicuratore, dietro alla corresponsione di un premio, si obbliga “a rivalere l’assicurato, entro i limiti convenuti, del danno a esso prodotto da un sinistro (assicurazione contro i danni), ovvero a pagare un capitale o una rendita (vitalizia o temporanea) al verificarsi di un evento attinente alla vita umana (assicurazione sulla vita)”.

La disciplina normativa

La disciplina del contratto di assicurazione, come ricorda Gianluigi Rosafio si trova all’interno degli articoli 1882-1932 del Codice Civile, nelle norme sui contratti in generale, in quelle che regolano i contratti del consumatore e negli art. 165-181 del codice delle assicurazioni. Il contratto di assicurazione rappresenta un accordo “consensuale, soggetto a un regime di forma scritta ad probationem e con l’obbligo, per l’assicuratore, di rilasciare al contraente la polizza di assicurazione o altro documento da lui sottoscritto”. Esistono diverse forme di stipula di un contratto di assicurazione, poiché esso può essere sottoscritto “in nome e per conto proprio, in nome e per conto altrui, in nome proprio e per conto altrui e in nome e per conto di chi spetta”. Gli elementi dei contratti di assicurazione sono il rischio, l’interesse ed il premio. Il premio rappresenta la somma che spetta a ciascun assicurato quale “corrispettivo dell’obbligazione assunta dall’impresa per avere diritto ad alcune prestazioni a carattere aleatorio”.

Il rischio del contratto di assicurazione

Il rischio, o anche definito alea nel settore giuridico, invece, rappresenta il cuore del contratto di assicurazione ed identifica “l’astratta possibilità che si verifichi un evento dannoso lesivo dell’interesse di una parte”. Il rischio deve presentare due caratteristiche importante per poter essere parte integrante di un contratto assicurativo: la possibilità e l’incertezza. Lo status di incertezza si concretizza già al momento in cui l’assicurato aderisce e stipula una polizza. Qualora l’elemento dell’incertezza manchi al momento della redazione della polizza, il contratto di assicurazione è nullo per “assenza di causa”; se, invece, giunge una cessazione del contratto, il rapporto si scioglie per mancanza di una giusta causa. L’interesse è il secondo elemento essenziale del contratto di assicurazione; secondo quanto stabilito dall’articolo 1904 del Codice Civile, “il contratto di assicurazione contro i danni è nullo se al momento in cui l’assicurazione ha inizio non esiste un interesse dell’assicurato al risarcimento del danno”. Pertanto, prevede ancora il Codice Civile, “l’interesse è rinvenibile nell’effettiva titolarità del rischio in capo all’assicurato, con la sua esposizione ai danni causati dall’eventuale sinistro che andrà valutato volta per volta in base alle caratteristiche del contratto e del rischio”.

L’oggetto del contratto di assicurazione

Un contratto di assicurazione, al pari di qualsiasi altro contratto tipizzato dal codice civile, o meglio dalla legge, prevede la presenza di: un oggetto, che  identifica la “tipologia del rischio da assicurare” o il “valore assicurato”; “la durata” e il “termine” entro il quale “l’evento assicurato deve verificarsi ed essere eventualmente denunciato alla compagnia”; il massimale ed eventuali limiti nella garanzia, identificando fin quando l’indennizzo dell’assicurazione sarà valido e la presenza di eventuali “franchigie” o “scoperti”, che lasceranno a carico dell’assicurato una parte del danno avvenuto; l’eventuale presenza di ripensamenti, perché vengano chiarite le modalità con cui “recedere dal contratto o richiedere anticipatamente una parte degli importi dovuti da una polizza vita o si possa ridurre l’ammontare dei futuri premi da corrispondere”; le norme per la liquidazione dei sinistri, dove si trovano indicazioni in relazione ai termini entro i quali è necessario avanzare domanda di indennizzo o di pagamento del capitale o della rendita, insieme alle indicazioni sulla tipologia di documenti utili, contatti e modalità; le misura di salvaguardia per affrontare eventuali contrasti e contenzioni. Continuiamo a leggere con Tiziana Luce Scarlino:

Che caratteristiche deve avere una piattaforma di investimento in bitcoin?

Ci sono degli aspetti principali che una piattaforma di investimento delle criptovalute deve rispettare e che possono interessare maggiormente alcuni utenti. Ci sono tre aspetti principali da prendere in considerazione di una piattaforma in cui oggi puoi investire in criptovalute. Tra questi aspetti troviamo ad esempio l’affidabilità, la sicurezza e la convenienza della piattaforma. L’affidabilità è certamente uno degli aspetti più importanti da prendere in considerazione delle piattaforme di criptovalute. Sono molti gli utenti che infatti della piattaforma di investimento di una criptovaluta valutano soprattutto il suo livello di affidabilità. È molto importante non correre alcun tipo di rischio, come ad esempio la perdita dei propri bitcoin. Nel momento in cui si utilizzano queste piattaforme, sono molti gli utenti che desiderano essere sicuri di effettuare gli investimenti sicuri su queste tipologie di piattaforme. Così, si possono anche evitare delle truffe. Queste piattaforme quindi devono presentare tutti i requisiti e le varie autorizzazioni che sono importanti per offrire i propri servizi al pubblico.

Convenienza ed esperienza

Anche la convenienza e l’adeguatezza al proprio livello di esperienza rappresentano altri due aspetti da prendere in esame di un buon tipo di piattaforma di investimento in bitcoin. La convenienza è uno degli aspetti più importanti da prendere in considerazione di queste piattaforme. Si tratta di un aspetto importante, soprattutto se si utilizzano queste piattaforme con una certa frequenza e con regolarità e se si svolgono numerose operazioni. Ad esempio, ci sono alcuni utenti che utilizzano queste piattaforme solo in modo molto sporadico e che fanno pochi investimenti alla volta. Altre persone invece effettuano delle operazioni di compravendita praticamente continuamente. In questo caso, è meglio utilizzare quindi una piattaforma di investimento in bitcoin che non presenti delle commissioni troppo elevate. In caso contrario, infatti, il ritorno economico potrebbe essere abbastanza irrisorio, se non praticamente nullo. Sicuramente, anche il proprio livello di esperienza è un aspetto da prendere in esame quando si valuta l’attendibilità e la sicurezza di utilizzo di una piattaforma di investimento in bitcoin.

Commissioni e spese aggiuntive

Uno dei fattori più importanti, scrive Tiziana Luce Scarlino nel blog di Taurisano Gianluigi Rosafio, da prendere in considerazione delle piattaforme di investimento, in criptovalute riguarda sicuramente la presenza di alti costi di commissioni e di altre spese accessorie. Naturalmente, l’acquisto delle criptovalute prevede il pagamento di alcune commissioni di trasferimento. Se al contrario si negozia sui contratti per differenza sulle criptovalute, allora si paga lo spread, oltre alle commissioni per il mantenimento della contrattazione. È molto importante capire a quanto ammontano esattamente queste spese e questi costi. Solo in questo modo infatti potrai essere sicuro di fare una buona scelta e di trovare la piattaforma ideale per te. Nella scelta della piattaforma che potrai utilizzare per investire in bitcoin, devi valutare con molta attenzione, oltre alle commissioni e alle spese accessori, anche la frequenza di utilizzo della piattaforma stessa.

Quali sono le migliori piattaforme?

Tra le migliori piattaforme che oggi ti permettono di investire in bitcoin troviamo e-toro e coinbase. E-toro è una piattaforma oggi tra le più popolari e gettonate. Si tratta di una piattaforma che è diversa da quelle tradizionali Exchange, dal momento che permette di eseguire molto più operazioni di investimento per tutti i suoi clienti. Oggi hai la possibilità grazie a questa piattaforma di acquistare molto facilmente azioni con commissioni molto agevolanti. Si tratta di un aspetto da tenere in considerazione, soprattutto se pensi di utilizzare in modo frequente e regolare queste piattaforme di investimento. Grazie a e-Toro ad esempio puoi anche scegliere di diversificare il tuo wallet digitale per ridurre i rischi di perdita dei bitcoin. Coinbase invece è considerata la piattaforma sicura e ideale per chi desidera compravendere criptovalute collegando il conto al proprio conto corrente. Tra i punti di forza di questa piattaforma utilizzata da Tiziana Luce Scarlino e dal blogger di Lecce troviamo l’archiviazione, la conservazione delle proprie criptovalute e la possibilità di investire in una polizza di assicurazione.